Gesù e Cristo

Adamaro (08/02/2026) - Voto: 1/5
La religione ridotta a pura ragione è la religione, appunto, dei filosofi pagani, non dei pensatori cristiani. Mancuso non è affiliabile anche se proviene da studi canonici interni alle istituzioni ecclesiastiche. Basta leggere le premesse metodologiche al suo lavoro per rendersi conto della difficoltà di prendere sul serio il suo operato critico. A partire dalla distinzione di storia e idea, che a suo dire andrebbero in seguito congiunte in armonica coerenza, infatti, la lettura del libro risulta penosa sial per il pensatore laico che per il Cristiano, che vede rappresentato un Cristo falso e irriconoscibile, da parte di un prete passato dalla superstizione all'idolatria. Un ex prete che proclama di lavorare per un nuovo cristianesimo, contro la Chiesa e contro la tradizione millenaria, non è più, ai tempi odierni di cultura secolarista, neppure un eretico, o un profeta folle nietzscheiano, ma un illuso che ha saggiato il brivido della libertà di dichiarare impunemente e con successo ciò che gli pare, senza dar conto agli uomini né a Dio. Esattamente confermando quanto Agostino paventasse redarguendo i pelagiani: il rischio che il superbo amore di sé soppiantasse il devoto e umile amore alla eterna verità divina, per una piccola e transitoria verità tutta umana.
little wave (03/02/2026) - Voto: 5/5
Magnifico testo, di estrema chiarezza e garbo ad un tempo, rispettoso sia verso la storia del pensiero religioso antico che della coscienza moderna, accompagna chi nel proprio percorso spirituale ha desiderio di approfondire le conoscenze teologiche e filosofiche da una fonte affidabile e profondamente onesta. Mancuso mette a disposizione del lettore appassionato gli studi storico filosofici teologici di una vita, ma anche la sua personale ricerca di spiritualità: mi sono profondamente riconosciuta in questo percorso e penso che possa essere d'aiuto a tutti coloro che si sono allontanati da una religiosità dogmatica ma continuano ad essere spirituali
Augustolo (01/02/2026) - Voto: 5/5
Non credo che I cristiani con una fede semplice leggano questo libro...non ne conoscono nemmeno l'esistenza...
Pietro (24/01/2026) - Voto: 1/5
Partiamo dal fatto che non si tratta di un libro cristiano, come lo stesso Mancuso scrive. Spiace, almeno a me, che possa far male a tanti cristiani con una fede semplice, che non conoscono i meandri dell'esegesi e della teologia. Mancuso ha un incedere (sia nel testo, sia nelle presentazioni) serrato, affascinante, scrive bene e chiaramente. È certamente un ottimo comunicatore. Si tratta però di essere attenti alla fede dei semplici, per la partenza assolutamente ideologica del testo: Gesù e Cristo sono due personaggi diversi, ossia il Gesù realmente esistito e il Cristo creato dalla Chiesa. Come si distinguono? Negli stessi testi, a distanza di poche righe, ci sono tracce della vita di Gesù e altre dell'invenzione della Chiesa. Chi ha ragione? Per certi versi si tratta di seguire Gesù, e la sua vera religione, il gesuanesimo, dall'altra di seguire il cristianesimo (perché Gesù, secondo Mancuso, mica credeva alla misericordia, come la Chiesa si è inventato). Nessuna rivelazione di Dio in Gesù, nessuna divinità in Gesù, nella salvezza in Gesù, irrilevante il fatto che sia risorto o no (lui non si esprime, si dice agnostico sulla risurrezione; se anche fosse vera, non è comunque qualcosa di salvifico per gli uomini e le donne di questo mondo). Insomma, un testo veramente dirompente, contrario al cristianesimo, come Mancuso scrive. Mi spiace, da cristiano, che venga addirittura invitato dai preti a parlare, per un'ora e mezza, delle sue cose, scandalizzando i più.
Massimo Frenda (25/11/2025) - Voto: 5/5
In "Gesù e il Cristo", Vito Mancuso compie un'impresa ambiziosa e profondamente illuminante: distinguere con rigore filologico e teologico tra l'uomo Gesù di Nazaret, un maestro spirituale tra i più grandi della storia umana – paragonabile a Socrate, Buddha e Confucio – e il Cristo cosmico, figura mitica e simbolica nata dalla fede comunitaria primitiva. Con oltre 700 pagine di analisi erudita, l'autore intreccia testi biblici, fonti storiche e filosofia contemporanea, offrendo una prospettiva laica sul cristianesimo che sfida l'istituzione ecclesiastica senza rinnegare il nucleo esperienziale della fede. Mancuso argomenta con maestria che la dottrina tradizionale, spesso insostenibile alla luce della scienza e della ragione moderna, può essere superata integrando storia e teologia: Gesù come figura storica documentata, Cristo come archetipo di redenzione universale. Questo dualismo non è mera dicotomia, ma invito a una spiritualità adulta, capace di rispondere alle crisi del nostro tempo – dai conflitti globali alle inquietudini esistenziali – riscoprendo la speranza non come dogma, ma come atto di discernimento personale. Riferimenti alti abbondano: dalle Lettere paoline alle esegesi di Rudolf Bultmann, passando per le critiche hegeliane alla religione istituzionale e le neuroscienze della meditazione, che Mancuso evoca per ancorare la mistica cristiana al reale. Emerge così un'opera capitale, non solo per i credenti in crisi, ma per chiunque cerchi un ponte tra antico e moderno, tra mito e storia. Un testo che, pur denso, si legge con passione, lasciando il lettore con una domanda kantiana riecheggiata dall'autore: "Che cosa mi è lecito sperare?". Imperdibile per chi ama la teologia come avventura intellettuale.