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Le rose di Atacama
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"Toglietemi tutto, ma non i miei libri"
(05/05/2014) -
Voto: 4/5
Questo non è solo un libro, è un ricordo, il ricordo di coloro che sono stati dimenticati. Questo libro racchiude le brezze di coloro che in un modo o nell'altro hanno fatto la differenza, contiene il ricordo di chi ha avuto il coraggio di vivere. Se vi state chiedendo se questo libro merita di essere letto, la risposta è sì. Leggetelo per non dimenticarvi di chi ha vissuto, per riportarli in vita, anche se solo per poco. Lasciatevi conquistare da questo libro semplice.
dublino80
(30/04/2011) -
Voto: 5/5
E' un libro davvero bello e ben scritto. parla di tanti uomini e donne che lottano tutta la vita : è di loro che non si può fare a meno
antonella
(25/06/2008) -
Voto: 5/5
Trentacinque brevi racconti e l’arido deserto che pure, una volta l’anno, si arricchisce delle sue piccole rose, destinate in poche ore a essere calcificate. L’oblio, apparente, cede il posto alla visione effimera e magica della vita nel soffio delicato delle piccole rose di Atacama. Trentacinque storie marginali, così care a Luis Sepulveda, che ama scrivere di uomini e donne coraggiosamente impegnati a resistere, al di là dei riferimenti temporali e spaziali. Uomini e donne che sfuggono all’attenzione della storia e dell’iconografia ufficiale degli eventi, ormai soggiogati ai fini poco etici della spettacolarizzazione mediatica. Dove, magari, non avrà mai cittadinanza l’umanità raccontata da Sepulveda. Il dolore del genovese migrante in Sud America quando apprende che in Italia gli immigrati sono trattati malissimo, contrariamente a quanto è successo a lui: il pensiero di chi legge si rivolge ai propri cari emigrati, appena qualche lustro fa, in terre straniere, per disperazione e fiducia incrollabile in un futuro migliore. La bruna e la bionda, bellissime donne mature, di cui non si conosce il passato e che finalmente sorridono alla vita: imprigionate, poco più che ragazze, torturate e umiliate dagli aguzzini di Pinochet. Non hanno parlato, nonostante la ferocia del potere. Il poeta ebreo, Avrom Sutzckever, che vince la paura della morte scrivendo poesie nel ghetto... Tante le storie del grande libro della vita, di cui Luis Sepulveda è cantore: auguro al suo Federico Nessuno, vittima da bambino degli esperimenti dei medici nazisti, eppure sopravvissuto a essi e ai manicomi, di trovare finalmente la giustizia che sta ancora cercando in una Europa indifferente e sempre più battuta dai venti dell’ingiustizia e della intolleranza.
Sara
(27/01/2008) -
Voto: 5/5
Ancora una volta Sepùlveda ci incanta e ci delizia con le sue storie. Storie di persone semplici, storie toccanti e sconosciute, "historias marginales" come lui stesso le chiama nel titolo originale del libro. Superbo Sepùlveda che riesce a descrivere con linguaggio profondo, delicato e quasi poetico storie atroci di sopraffazione del più forte sul più debole,delle colpe dell'uomo sull'ambiente. Bellissimo l'ultimo capitolo su due donne vessate e umiliate, ma capaci di risalire verso la normalità ed esaudire il loro sogno di diventare giornalista l'una e poetessa l'altra, parole che emozionano fino alle lacrime chi le legge. I racconti di Sepùlveda sono perle di saggezza che dovrebbero farci riflettere e insegnarci che un piccolo grande gesto può fare di ognuno di noi una rosa di Atacama.
Alessio
(17/11/2006) -
Voto: 5/5
Uno dei piu bei libri mai letti...le sue storie ti catapultano al suo fianco facendoti assangiare sapori e colori in giro per il mondo
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