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Nel blu tra il cielo e il mare
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SoLiMa
(21/05/2025) -
Voto: 5/5
Susan ti rapisce per accompagnarti in un viaggio tra la storia e le abitudini giornaliere di una famiglia e un popolo, purtroppo ancora oggi, oppresso .
Fersand1944
(16/09/2023) -
Voto: 5/5
E’ la storia di una famiglia Palestinese particolare, con la nonna Umm Mamduh che è in contatto con un ginn (spirito) e una figlia, Mariam, che parla con un bambino (il narratore Kalhed) che ancora deve nascere. Una famiglia che viene distrutta nell’eccidio di Beit Radas (maggio 1948) perpetrato dalle milizie israeliani dell’Hagana’ , uno dei tanti che seguirono al ben noto massacro di Deir Yassin (9 aprile). Saranno costretti a fuggire ed ad abbandonare il loro paese, vivendo nella tristezza e precarietà dei campi profughi. Mamduh invece seguirà il figlio negli Stati Uniti in cerca di una nuova vita, e vivrà i suoi i ultimi anni con la nostalgia dell’esiliato e l’ardente speranza di ritornare al suo paese con l’adorata nipotina Nur. Kalhed sarà colpito dalla rara “sindrome locked-in” e la storia proseguirà sul filo del racconto e colloquio immaginario fra il bambino imprigionato nel suo corpo e la sua famiglia. Una saga familiare di tutte donne coraggiose, che hanno saputo vivere anche nelle difficoltà più estreme, e a cui gli aspetti surreali del romanzo, se lasciano perplessi, conferiscono tuttavia un’aurea favolistica che affascina il lettore. Come per “Ogni mattina a Jenin” questo romanzo più di qualsiasi saggio con esaurienti ma necessariamente aride informazioni sulla sorte dei Palestinesi (I. Pappe’, N. Chomsky, F. Langer ed altri) ci mostra le sofferenze, le ingiustizie, le tribolazioni subite dal popolo Palestinese dopo la Nakba ; lo fa con la narrazione precisa, a volte cruda ed estremamente realistica, a volte poetica di Susan Abhulawa, sempre emotivamente travolgente e straziante. Un romanzo bellissimo perchè costruito sui sentimenti, sull’amore, sull’umanità, sulla solidarietà, qualcosa che in questi tempi di consumismo sta progressivamente passando in secondo piano, come qualcosa di obsoleto ed inutile.
Ciro D'Onofrio
(08/10/2020) -
Voto: 4/5
La riscoperta della forza narrativa della Abulhawa che sa sempre condurre il lettore in una storia carica di fatti e personaggi particolari ma soprattutto carica di significati. Nel blu tra il cielo ed il mare è la storia della saga di una famiglia palestinese in cui faranno la differenza le donne per la loro saggezza e la loro forza trainante. Una storia che attraversa gli anni e che avrà come sfondo, dal 1948 ai nostri giorni, la tracotanza israeliana che schiaccia il popolo palestinese. Un libro che, malgrado racconti un popolo mortificato dalla diaspora, dalla morte, dalle sofferenze, evidenzia il pervicace orgoglio palestinese.
Alessia
(18/04/2019) -
Voto: 4/5
Un viaggio nel dolore che Ti lacera, sarà impossibile dimenticare Nur, Nazmiyeh ed Alwan così come Amal di "Ogni mattina a Jenin". Da leggere.
Lapo
(25/06/2018) -
Voto: 4/5
Dopo ''Ogni mattina a Jenin'', Susan Abulhawa scrive un altro splendido romanzo sulla tragedia infinita del popolo della Palestina: la storia di quattro generazioni, profughe nella loro stessa terra, in una Gaza martoriata da cecchini, bombardamenti, scarsità d’acqua e continui blackout. Più passaggi del libro si leggono con un nodo alla gola per le strazianti e gratuite umiliazioni a cui sono sottoposti i palestinesi; ma le donne della famiglia, pur con l’animo piagato dalle sofferenze patite, sapranno infondere forza, umanità e saggezza; e anche nelle circostanze più scabrose, quando le lacrime scendono copiose, sapranno destare un sorriso contagioso.
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